C’è parità di genere quando mamme e papà lavorano entrambi in smart working? | WEGIRLS

| 19 maggio 2020

Un dibattito più antico del mondo stesso, quello sulla parità di genere in casa. Cosa succede quando entrambi lavorano fuori casa lo sappiamo bene. Spesso e volentieri i compiti che riguardano la cura della casa e quella dei figli tendono a pesare sulle mamme. E in questo ultimo periodo? Qualcosa è cambiato lavorando in smart working? La risposta è no e arriva da un’indagine condotta dalla Cgil il cui risultato, in sostanza, è che le donne vorrebbero maggiore collaborazione da parte dei propri partner anche quando lavorano in smart working, affermando di farsi carico in maniera sbilanciata di quello che rimane da fare al di là dell’orario lavorativo.

I compiti in casa sono mal distribuiti

Giornalettismo ha evidenziato i dati risultati dal sondaggio della Cigil. Quando si parla di lavoro domestico, il fatto di essere in smart working non cambia la disparità di genere in questo senso, almeno secondo le donne intervistate (facenti parte di un campione di 6 mila persone che hanno partecipato al sondaggio). Durante la pandemia sono 8 milioni gli italiani che hanno dovuto lavorare con la modalità telelavoro; l’indagine della Cgil mira a capire come vivono le persone questo cambiamento e, in particolare, come viene giudicato dalle donne.

Smart working per le mamme non vuol dire eguale divisione dei compiti in casa

Parlando di lavoro all’interno delle mura di casa, il maggiore carico ricade sulle spalle della donna. La Camusso, ex segretaria generale della CGIL, ha evidenziato dati che vanno in questa direzione: «Il 68% delle donne lamenta che non c’è una maggiore condivisione del lavoro domestico anche se il 52% degli uomini ritiene che ci sia, bisognerebbe chiedere agli uomini cosa intendono per condivisione», ha fatto presente. Per quanto riguarda la condivisione del lavoro di cura dei figli, almeno il dato sembra migliorare ma rimane comunque fermo al 45%.

Meno spazio e meno strumenti per le donne in smart working

Un’altra evidenza è che le donne in smart working dispongono non solo di meno spazio dedicato all’attività di lavoro in casa, ma hanno anche a disposizione meno strumenti per il lavoro di quanti non vengano dati ai colleghi maschi. Il possesso di computer forniti dall’azienda, secondo il sondaggio, è un privilegio maggiormente accordato ai maschi. «Anche sotto il profilo dell’innovazione tecnologica ci sono maggiori discriminazioni, in genere è più alta la quota di uomini con pc e altri strumenti di lavoro aziendali», ha sottolineato Camusso. Per quanto riguarda gli spazi, «le donne dispongono meno degli uomini di spazi dedicati in casa. D’altra parte, le lavoratrici sono quelle che si sono più attrezzate per acquisire le competenze necessarie».

Smart working da regolamentare

Il discorso che vale in generale – per mamme e papà, uomini e donne – è che lo smart working che sembra continuerà per molte persone al di là dell’emergenza, va regolamentato. Ci sono una serie di nodi, come ha sottolineato il presidente della Cgil Maurizio Landini, che anno assolutamente sciolti, «dalla formazione al diritto di disconnessione» che «prevedere pause, fare distinzioni tra lavorare il giorno e la notte, di sabato e festivi, sui mezzi da utilizzare, evitare le discriminazioni di genere».

 

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